Il buono ha avuto fortuna e il cattivo è finito male. Ecco che cosa s'intende con la parola 'fiction'.
Oscar Wilde, L'importanza di chiamarsi Ernesto
Cenerentola e gli 007 nani Regia: Paul J. Bolger
Distribuzione: DNC
È convinzione assai diffusa che la fiaba, originata dalla tradizione popolare e caratterizzata dalla brevità, dalla fantasia degli eventi e dei personaggi, dagli intenti allegorici o etici, sia stata pensata per l'esclusivo intrattenimento dei bambini. È altresì opinione comune che essa debba sempre sancire la vittoria del Bene sul Male in un finale lieto e rassicurante che ripristini l'ordine precedentemente rivoluzionato. Naturalmente, anche per il mezzo cinematografico e audiovisivo, che nel tempo ha surrogato il racconto orale affiancandolo o sostituendolo del tutto, il vissero per sempre felici e contenti costituisce la formula rituale di chiusura. Cenerentola e gli 007 nani, sofisticato e divertente cartone animato in 3D diretto da Paul J. Bolger e prossimamente sugli schermi italiani, invece, costringe gli spettatori a rivedere i propri radicati convincimenti in quanto il ribaltamento dell'happy ending viene già assicurato dal titolo originale Happily N'Ever After (mai più felici e contenti) che promette sviluppi alquanto inconsueti.
Innanzitutto, il lungometraggio si profila come un omaggio ai Fratelli Grimm, autori - o meglio, trascrittori - di un corpus di racconti fantastici decisamente ricco, dal momento che la sceneggiatura passa in rassegna classici come Cenerentola e Raperonzolo, La Bella Addormentata e Il principe Ranocchio, Cappuccetto Rosso e Biancaneve e i Sette Nani, debitamente reinterpretati in chiave di intelligente parodia e attualizzazione. In secondo luogo, il sovvertimento dei ruoli e l'intento dissacrante avvicina questa esilarante commedia alle avventure di Shrek, anche in considerazione del fatto che John H. Williams ha prodotto sia il film in esameche i primi due episodi con il popolarissimo orco verdastro.
Nel Paese delle Favole tutto sembra scorrere liscio: Cenerentola ha appena ricevuto da Rick, il giovane famiglio del principe, l'invito al ballo, Raperonzolo scioglie la sua treccia al principe dall'alto della torre e la Bella Addormentata sta per ricevere il fatidico bacio. Ma il Mago che veglia da secoli sulle storie incantate garantendo il difficile equilibrio tra Bene e Male, decide di concedersi una breve vacanza affidando l'onere del mantenimento dell'ordine ai suoi assistenti Mambo e Munk, i quali si dimostrano da subito decisamente imbranati allorché perdono il controllo sulle favole, fino a consentire alla perfida Frieda d'impossessarsi dell'ambito scettro magico.
Costei non è altri che la Matrigna Cattiva di Ella (diminutivo di Cinderella, ossia Cenerentola), una donna bella e superba, egocentrica e assetata di potere, che raggiunta la stanza dei bottoni si adopererà per trasformare in incubo i sogni dei tanti protagonisti delle fiabe. Inizierà proprio da Ella, già presentatasi nell'abito scintillante confezionatole dalla Fata Madrina al cospetto dello sciocco Principe Azzurro, il quale non muove dito senza prima aver consultato il Manuale delle Regole Principesche. In quei frangenti Frieda apparecchierà una lunga serie di disastri
Se il nobile cavaliere accorso a ridestare la Bella Addormentata le si assopisce accanto, le cose non vanno meglio ad Ella, la quale, si ritroverà improvvisamente coperta di stracci proprio davanti al suo principe, frastornato al punto da mettersi alla ricerca della splendida damina conosciuta un attimo prima e improvvisamente scomparsa. Inoltre, la Matrigna ha riunito l'accozzaglia più terrificante in circolazione nel Paese delle Favole: il Lupo Cattivo e i suoi scagnozzi, il Gigante del fagiolo magico, un orrendo assortimento di maghi e streghe, troll e goblin e altre creature davvero spaventose grazie alle quali occuperà il castello diffondendo il terrore in tutto il reame.
Ma Ella, dopo aver raggiunto e informato Rick, da tempo innamorato di lei, cerca ostinatamente di organizzare la resistenza contro il Male, e si precipita alla ricerca del principe convinta che questi possegga i mezzi per contrastare Frieda. Nel contempo il triangolo si chiude con l'incarico di trovare la ragazza dato dal principe al suo servitore. Anche Munk e Mambo sono sulle tracce del principe, sebbene Frieda sia a conoscenza dei movimenti dei suoi oppositori. Si ritroveranno tutti nel nascondiglio fortificato dei Sette Nani, una squadra agguerrita e tecnologicamente avanzata, dove i Buoni sosterranno una strenua battaglia contro le forze del Male giunte in forze preponderanti per distruggere il bunker dei Nani.
Quando sembra ormai vana ogni speranza ecco giungere dal cielo Rick, a cavallo di un marchingegno volante (una specie di motocicletta su manico di scopa) sottratto alle streghe, con la quale porterà in salvo Ella, Munk e Mambo. Ma Frieda, che ha osservato tutto dalla sfera di cristallo nel rifugio del Mago, decide di intervenire personalmente, e così rapisce la ragazza per gettarla nell'oblio. Nel frattempo, però, con il principe imprigionato dai troll, Rick, con l'aiuto di Munk e Mambo, organizza un piano audace per salvare la ragazza che ama ogni istante di più.
E riesce a penetrare a Palazzo proprio mentre la Matrigna Cattiva sta per eliminare la figliastra con la bacchetta magica del Mago. Ma lo scontro finale, combattuto senza esclusione di colpi, e che riserva alcuni momenti di grande tensione, avrà termine con la sconfitta della perfida Frieda e con il naturale epilogo di tutte le fiabe precedentemente deviate. Appena in tempo perché Munk e Mambo accolgano il Mago, tornato a casa dalle ferie, con un tutt'a posto recitato con il fiatone. Ma non è proprio tutto a posto, per fortuna: Ella ritrova il suo sovrano, ma non è il fusto sbiadito e lunatico che aveva sempre desiderato. Rick è entrato finalmente nel suo cuore: è lui il suo vero Principe Azzurro!
Dunque, i sogni paiono tramutarsi in realtà, anche se in questo caso è proprio la forza della realtà, nutrita dal sentimento d'amore, ad accantonare i sogni. È questa la carta vincente di Cenerentola e gli 007 nani, commedia che conquista grandi e piccini con sapiente umorismo, con un susseguirsi di colpi di scena e con gli elementi tradizionali della narrazione fiabesca: magia, avventura, una galleria di personaggi strani e accattivanti, e il lieto fine, stavolta imprevedibile e, in un certo senso, trasgressivo. Si tratta, come si è visto, di una versione completamente nuova della storia dei fratelli Grimm, che non poteva che essere prodotta da una casa tedesca, la Berliner Film Compagnie, la quale ha eseguito le cose in grande scritturando per il mercato anglosassone un cast di voci comprendente Sarah Michelle Gellar (che doppia Ella), Sigourney Weaver (Frieda) e Freddie Prinze Jr. (Rick).
Ad un'analisi più attenta, però, non potrà sfuggire quella che riteniamo essere la peculiarità più interessante di questo film: il richiamo ad alcuni aspetti della vita contemporanea. Come la ricerca della donna perfetta tra gli stereotipi imposti dai media (nel cartone da una sorta di galateo per principi). Come l'evidenza del mito, ancor oggi presente nell'immaginario femminile, del principe azzurro, fonte d'illusione e infelicità. Come la perenne risoluzione a decidersi e a farsi dominare dagli eventi (si veda la spassosissima gag in cui lo stolido principe si fa cavalcare dal proprio destriero). E infine, l'interessante incarnazione del Male in una donna perfida, ma sexi, ossessionata dalla bellezza e che non rinuncia al divertimento, al glamour, e ad attestarsi, sgomitando, al centro della storia. Non pare il ritratto di un diffuso esemplare di femmina del nostro tempo?
CLAUDIO LUGI
Breve nota sulla fiaba
I grandi romanzi sono grandi fiabe.
Vladimir Nabokov
Per quanto acclarata risulti la presenza di personaggi fantastici nel mondo irreale della fiaba, è sempre sorprendente identificarsi con l'eroe o l'eroina della vicenda, oppure con altri protagonisti, e scoprire che in ciascuno di loro c'è qualcosa che è presente in noi stessi. Questa immedesimazione, naturale in ogni essere umano, è la ragione principale dell'immortalità e dell'attualità di queste storie che in nome dell'assoluta universalità non necessitano di alcuna precisazione spazio-temporale. Vale a dire che il C'era una volta in un paese lontano costituisce oramai un incipit stereotipato che avvisa il lettore che sta per addentrarsi in un territorio incantato
Senza ripetere nuovamente le funzioni così efficacemente analizzate da Vladimir Ja. Propp nel suo Morfologia della fiaba, testo di riferimento per ogni studio sul racconto fiabesco, è utile tuttavia sottolineare che le fiabe, come le tragedie e i romanzi, le commedie e i film, contengono i medesimi archetipi umani, a partire dal Poema di Gilgamesh e dalla Bibbia per arrivare ad Harry Potter o al Codice Da Vinci. Franz Kafka, inoltre, sosteneva: Non esistono fiabe non cruente. Tutte le fiabe provengono dalla profondità del sangue e dell'angoscia. Un ulteriore conferma del fatto che tutte le storie hanno un'origine comune nei riti primitivi e nel racconto orale - epico e mitologico - dell'età antica.
Per tornare allo specifico - e qui ricompare Propp di Le radici storiche dei racconti di fate - le fiabe popolari, e soprattutto quelle di magia, sono il ricordo di antiche cerimonie d'iniziazione, che talvolta si esprimevano anche in prove e manifestazioni cruente, al termine delle quali venivano usate sostanze stupefacenti che catapultavano i giovani sottoposti al rito iniziatico in uno stato di morte apparente (che simboleggiava la fine dell'infanzia), all'esaurirsi del quale veniva sancita la loro entrata nel mondo degli adulti.
Col trascorrere dei secoli sono rimasti solo i ricordi trasfigurati di quei riti, che gli anziani hanno continuato a raccontare, trasformandoli di generazione in generazione, fino a giungere alla forma fiabesca. I giovani sottoposti al rito sono così diventati gli eroi di quel viaggio periglioso costellato di incontri spaventosi con orchi e streghe, mostri e lupi; le armi i doni magici (animali, oggetti o poteri) che i protagonisti delle fiabe ricevono dagli aiutanti che incontrano durante il loro percorso verso l'adempimento del compito. Ecco perché in Europa la tradizione orale legata alla narrazione fiabesca suscita tuttora il grande interesse dell'etnologia e dell'antropologia culturale, della psicologia e della psicanalisi.
Gli autori di fiabe sono, in massima parte, dei trascrittori, in quanto hanno riportato in luce le favole della tradizione popolare dei rispettivi paesi, oppure hanno creato nuove storie riprendendo gli stilemi tipici del genere. Tra i primi citiamo per l'appunto i fratelli Grimm, i quali, hanno scandagliato il passato della Germania raccogliendo i racconti di vecchi miti e leggende, antiche paure e credenze del popolo minuto (contadini e pastori, artigiani e pescatori, braccianti e montanari, mercanti e spazzacamini ), hanno attinto da novelle straniere come il Pentamerone di Giambattista Basile (il Boccaccio napoletano), o da opere francesi, inglesi, nordiche
Più o meno lo stesso hanno fatto Charles Perrault per la Francia, e più recentemente Aleksander Afanasiev per la Russia. Italo Calvino ha, invece, compilato lo straordinario volume, più volte ristampato da Einaudi, di Fiabe Italiane, provenienti dal grande patrimonio regionale. Un caso a sé, infine, rappresenta la trascrizione dall'arabo delle novelle intitolate Le mille e una notte, raccolte ed abilmente adattate in lingua francese da Antoine Galland nel Settecento.
Tra i creatori di fiabe originali rammentiamo i più celebri, ossia il danese Hans-Christian Andersen (La sirenetta, Il brutto anatroccolo ) e i britannici James M. Barry (autore di Le Avventure diPeter Pan) e Lewis Carroll (suo il romanzo fiabesco Alice nel paese delle Meraviglie), gli italiani Carlo Collodi (inventore di Pinocchio) e specialmente, Gianni Rodari(Il libro degli errori, Favole al telefono ), geniale e ineguagliabile innovatore del racconto per l'infanzia.
Ritorniamo a Wilhelm e Jacob Grimm, i quali, erano convinti di poter ricostruire le antiche favole tedesche nella loro primigenia integrità - ignorando di fatto le radici comuni della narrazione fiabesca - perché esse rappresentavano la vera voce del popolo, e perciò andavano studiate e adorate. Il loro progetto di rifondazione culturale incentrato sulla fiaba coincideva con l'esigenza romantica di lottare per l'unità e l'identità della nazione germanica. Ma se la Germania fu alfine realizzata, al contrario le ricerche e gli studi effettuati durante il XX secolo hanno confermato che la fiaba non ha patria.
Tuttavia, grazie alla loro illusione i fratelli Grimm hanno continuato la certosina opera di revisione, apportando varie modifiche alle loro composizioni e ai loro ricalchi. Dunque, non è raro imbattersi in versioni differenti della stessa fiaba, com'è avvenuto per esempio a Cenerentola assai prima di Happily N'Ever After. Questa storia universalmente apprezzata per la cortesia e la leggerezza in origine era piuttosto sconcertante. Si pensi che le sorellastre per far entrare i piedi nella scarpetta di cristallo, arrivavano addirittura a tagliarsi i talloni!
In genere, però, le fiabe rappresentavano diversi aspetti della vita reale. Esse venivano raccontate con un linguaggio semplice, ma colorito, ed erano piene di dialoghi che tenevano viva l'attenzione degli ascoltatori. In quegli scambi dialettici dominavano le espressioni rituali e le locuzioni che allungavano la storia procurando facile suspense. Detto delle frasi di apertura e di chiusura, grande rilievo avevano pure le filastrocche e le formule magiche che dovevano imprimersi nella memoria dei bambini, ai quali principalmente erano destinate quelle novelle. Difatti, le ridondanze e le ripetizioni erano decisive, quindi assai frequenti, così come avviene oggi nei messaggi pubblicitari e nella didattica infantile prescolare.